LA SAGRA DELLE MAINTONATE
Di Antonio Fratangelo
Se la notte dell'ultimo dell'anno non si hanno altri impegni urgenti e ci si può permettere una nottata d'evasione il molisano o l'ospite del Molise si ricordi che a Gambatesa, da secoli ormai, può assistere, anzi partecipare alle "maitenate", il fenomeno unico e irripetibile di teatro realistico e popolare della nostra regione. Le manifestazioni si ripetono anche nel primo pomeriggio di Capodanno, quando tutti i gruppi che sono "usciti" la sera avanti si ritrovano in piazza e ridanno spettacolo. Ma non è la stessa cosa, perché cambia l'atmosfera e soprattutto la carica elettrizzante dell'estemporaneità che si vive nella casa privata, ove non è facile strappare l'applauso allo scaltrito e disincantato padrone. Il gruppo deve essere davvero bravo e deve saper dare spettacolo se vuol reggere fino alla mattina. Di qui viene molto probabilmente anche il nome di "maitenate", che è quasi una derivazione dell'antico 'maitino" (Cfr. I1 contrasto di Cielo d'Alcamo, w. 26127), più che una contrazione di "mai -intonate" per dire improvvisate. Quest'ultima accezione, più che arzigogolata, inutile.

(capodanno anni ’60)
Il mondo paesano delle maitenate
Le maitenate sono il vanto di Gambatesa, il fiore all'occhiello
di un paese che ha saputo conservare fresco e intatto il suo legame con il passato.
Esse sono vere e proprie opere d'arte, ed è un peccato che siano in gran
parte sconosciute al grosso pubblico e frettolosamente dimenticate da chi avrebbe
il dovere di farle conoscere a livello regionale e nazionale.
Un peccato perché non si tratta di una poesia o di una canzone o di una
qualsiasi fioritura isolata, ma di una manifestazione collettiva di tutto un
paese che si ritrova e si riconosce in questo suo appuntamento annuale. Ed è
tutto autenticamente popolare: gli attori che sono anche, di solito, gli autori
della rappresentazione, gli ambienti nei quali si muovono, i temi trattati che
sono quelli capitati alla gente del paese nell'arco di un anno. Sicché
il sapore è tutto da scoprire per chi vi approda da fuori, ma è
in gran parte già conosciuto a chi ha saputo della donna che ha tradito
il marito... del contadino che ha lasciato I'asinello carico per correre dietro
una fratta... delle amicizie pericolose del dottore che visita... delle corna
del farmacista...degli imbrogli del notaio... dell'autorità che ha emanato
un decreto impopolare, ha preso un provvedimento ingiusto... delle beghe delle
comari... del ruffianesimo dei sensali… di tutti, insomma.
E di tutto, perché ci sono i temi del cuore cari ai sentimentaloni che
siamo noi del Sud, come anche i temi sociali, politici, religiosi, culturali
in genere. In questo quadro mosso e assai vivo di uno spaccato annuo paesano,
si inserisce il mondo delle maitenate che prendono l'assaggio della realtà
per farla rifluire, privata di ogni personalismo di bassa lega
e filtrata di tante scorie inutili, più pura e più matura nella
rappresentazione che si apre prepotente la strada verso la universalità
dell'arte, con conseguente fruibilità dello spettacolo da parte di tutti,
anche di chi non conosce i retroscena e i segreti dell'ambiente.

(capodanno anni ’58-59)
Tecniche e modi delle maitenate
Accompagnati ora da chitarre o da fisarmoniche, più
spesso da antichi strumenti a fiato e a percussione, il gruppo, esce di casa
ove ha tenuto le sue prove e i suoi concerti e si rivolge al padrone di casa
per chiedere se vuole ascoltare i suoi canti. Niente di più gradito,perché
nessuno si è mai sognato di dire di no, Non c'è casa, di poveri
o di ricchi, di umili o di potenti, di ignoranti o di dotti, che osi rifiutare.
Anzi, secondo una antica tradizione medioevale, i gruppi avevano l' esplicito
permesso del Signore per la rappresentazione, in pubblico e in privato.( ve
lo immaginate l'austero Andrea da Gambatesa che ascolta nella sua sala di Consiglio
o nella sala d'armi del suo castello un gruppo di "cafoni" suoi compaesani
che osano affrontarlo a viso aperto e contestargli le prepotenze e i soprusi…
il suo jus primae noctis…le razzie nelle nostre contrade o le violenze
dei suoi soldatacci sulle nostre povere nonnine molisane? Ci sarebbe da scrivere
romanzi e di tentare un forte recupero a livello nazionale di queste maitenate
che contengono tesori inediti e bellezze sepolte. Speriamo che qualcuno molto
più capace di me imbocchi la strada giusta e trovi la chiave dello scrigno...!).
Tutti gli attori sanno già grosso modo cosa dire, conoscono e dominano
la struttura della trama e la tipicità dei vari personaggi (un po'come
l'antico canovaccio nella commedia dell'arte...), ma devono inventare - esprimere
– rendere tutte le battute del dialogo che si instaura tra loro e il pubblico.
Pubblico per nulla facile, anzi esigente, che non perdona loro né la
vacuità e superficialità di temi né la mancanza di impegno
e di partecipazione né il superamento di alcuni limiti di correttezza.
fissata più dal buon senso che dalla morale; non sopporta che lo spettacolo
scada a livello di buffonata. Vuole entrare subito in argomento e capire tutto
senza intermediari, perciò gli è indispensabile immedesimarsi
nell'attore e vivere con lui il dramma che si rappresenta. Infatti gli attori
stanno lì perché rappresentano non un loro dramma, ma il dramma
di tutto il popolo, e contato con e per tutto il popolo. Perciò non possono
mancare all'appuntamento, non è un loro affare personale. E sono responsabili
della gestione,devono far sì che tutto vada bene, se no la gente prima
li fischia e poi li butta fuori.
Le maitenate sono una cosa seria e non un diversivo da prendersi alla leggera.
sono veri e propri spettacoli con tanto di attori e di parti. Essi vengono condotti
prevalentemente nella forma agile e briosa del "contrasto", della
botta e risposta, con gli occhi e con il gesto che accompagnano sapientemente
il senso della parola, con i silenzi che esprimono i momenti più intensi
e più alti della drammaticità. In questo i gambatesani sono maestri.
Essi imparano la "tecnica" della rappresentazione fin da ragazzi,
così come per gioco, ma dovranno più tardi maturare a lungo prima
di saperi interpretare e rendere tutto il contenuto culturale che sta dietro.
Si possono imparare i termini rustici, e popolari, le frasi ad effetto, le battute
a sorpresa, gli intercalari strategici, la saggezza dei proverbi, la sentenziosità
imbattibile, si può anche riuscire a scoprire lo humor che sta dietro
ad ogni cosa, ma se non si posseggono doti personali di natura e di cultura
è assai difficile arrivare alla plastica lucidità creativa dell'attore
che non solo vive e sente dentro di sé il dramma. ma lo reinventa e lo
ricrea per tutti.

(capodanno '04-'05)
Tradizioni e origini storiche
Le maitenate hanno potuto sopravvivere perché i gambatesani
hanno saputo rinnovarsi e conservare del passato l'essenziale. Hanno conservato
la vivacità, la freschezza e la spontaneità dell'animo contadino,
hanno sempre espresso l'innata allegria, la festosità e la serenità
delle nostre genti. Esse affondano le loro origini nei tempi lontani, attingono
abbondantemente alle tradizioni, sono come un ponte lanciato tra le varie generazioni
contribuendo a formare il senso storico della dimensione della vita, danno una
profondità umana che altrove è più difficile reperire e
allargano il chiuso orizzonte campanilistico del paesino rurale. Sono soprattutto
gli anziani che assolvono questo ruolo insostituibile di tramite e operando
la consegna alle nuove generazioni fanno sì che il passato non sia mai
defunto e il presente non sia mai vuoto.
Non esiste un momento "ufficiale" di scambio, esso avviene praticamente
durante i lavori dei campi, mentre si zappa, si sarchia, si miete, si vendemmia,
si coglie l’uliva, in breve quando si lavora insieme, l'uno a fianco dell'altro.
Ha luogo nelle fresche sere d'estate, quando ci si riposa dopo le estenuanti
giornate di lavoro, nelle lunghe e interminabili serate d'inverno, quando la
pioggia e la neve ci tappano in casa e lo “stare insieme” è
un bisogno quasi fisiologico. Le circostanze non mancano, ci sono le feste popolari,
i fidanzamenti, le nozze, ogni occasione è buona per istruire, per educare,
perché gli avvenimenti del paese vengono vissuti alla presenza, e con
la partecipazione di tutti e coralmente cantati.
Compresso da secoli di storia, di leggi, di divieti, di minacce, l'animo popolare
irrompe col volto arguto e sornione del satiro, più che con quello pensoso
del filosofo e reclama prepotente il suo diritto alla gioia della vita. I frizzi
mordaci, le allusioni corpulente, le trivialità spesso oscene rompono
le incrostature e demoliscono le sovrastrutture delle stratificazioni della
civiltà cristiana e non, e rinviano indietro, di secolo in secolo, al
primitivo mondo pagano, alle sedimentazioni della cultura greca o romana, al
teatro vivo di Plauto e di Terenzio, alla fresca e popolare farsa delle atellane,
alla fascinosa licenziosità dei fescennini.
Probabilmente allora il Molise era meno chiuso e isolato di quanto non fosse
in epoca recente e aveva i suoi legami profondi con la cultura e la società
di tutto il Meridione. Doveva avere solidi rapporti con le altre regioni del
Sud, e non di sola natura politica o economica, ma artistica e letteraria, a
riprova che gli scambi e le comunicazioni arricchiscono ed elevano i popoli.
Ciò che di allora è rimasto è poca cosa e lascia più
intravedere che vedere la pienezza di vita di un tempo.
(capodanno '61-'62)
I motivi
Le maitenate hanno questo di straordinario: sul piano sociale
identificano la società con la collettività e battono sia l’individualismo
che fomenta l'egoismo e la grettezza, sia l'assenza dello Stato che genera l'anarchia
o lo statalismo che tutto aspira e distrugge da lontano; sul piano politico
esse sono una palestra di democrazia perché combattono la dittatura e
l'ingiustizia, lo sfruttamento come ogni sorta di violenza e di disordine (non
hanno davvero peli sulla lingua!); sul piano religioso sono l'espressione e
l'esaltazione della spensieratezza scanzonata e ironica, la fuga dalle angosce
e dalle inquietudini ultraterrene, il matrimonio del cielo e dell'inferno: si
perché si pongono fuori dall'ottica del diavolo e dell'acqua santa. Le
maitenate sono una spassosa commedia umana. Tutto in esse è e deve sembrare
semplice e naturale, come il ritmo della vita e della morte. Il taglio del lavoro
è ridotto all'essenziale, perché la gente non vuole annoiarsi,
e fa perno sui casi della vita quotidiana con tutti i grappoli di problemi che
si porta dietro, con la centralità del tema dell'amore in tutte le sue
alterne vicende. Al di là e al di sopra di ogni cosa, c'è l'uomo,
così come esso è, denudato dalla sua ipocrisia, con i suoi vizi
e le sue virtù, finalmente libero di essere se stesso e perciò
più vero e più autentico.
Nelle maitenate si è conservata intatta la libertà di dire ciò
che si pensa, su tutto e su tutti, la denuncia dei male comune col sottinteso
desiderio del bene di tutti, più che il bisogno dello sfogo singolo e
della confessione. In fondo prevale, però, la "vis comica"
più che il sentimento tragico della vita e alla fine ogni cosa si ricompone
e di tutto si ride, di sé come d'altrui, nello spirito dell'antica saggezza
meridionale e italica. Infatti in questo paesaggio nostrano dominato dalla chiarezza
del sole, con la luce si cerca o si può desiderare l'ombra, come per
riposarsi un pò e riprendere fiato. L'ombra, cioè il difetto,
il vizio, il peccato se riscattabili dalla loro "naturalità",
sono paradossalmente necessari per affermare la superiorità e la sovranità
della legge eterna che prescrive l'umano e vieta solo il disumano. Le maitenate
comprendono e assolvono perché hanno un grande rispetto dell'uomo. E
forse questo il segreto di tanta vitalità e delle validità di
un'arte che ha sfidato i secoli.
Ed è anche, la loro grandezza: la fondazione e la conservazione dell'uomo
che hanno tramandato e perpetuato da secoli fino ad oggi. Perciò la mia
ammirazione.
Antonio Fratangelo